Repubblica Dominicana: l’acqua arriva. In camion.
Ci sono Paesi dove l’acqua arriva nelle case attraverso l’acquedotto.
Poi c’è la Repubblica Dominicana.
Qui l’acqua arriva soprattutto attraverso una delle istituzioni più rispettate della nazione: l’autobotte.
In molte città e quartieri del Paese, infatti, il rapporto tra cittadino e acquedotto è diventato simile a quello tra un tifoso e la nazionale di calcio: ogni tanto ci si spera, ma senza troppe illusioni.
Quando il rubinetto resta asciutto per giorni, settimane o mesi, entra in scena lui.
Il tanquero.
L’eroe delle emergenze permanenti.
Il professionista che percorre strade polverose e quartieri assetati distribuendo quello che dovrebbe già uscire gratuitamente dai tubi.
A pagamento, naturalmente.
Secondo il Ministero dell’Idraulica Immaginaria, il sistema funziona perfettamente:
l’acquedotto non porta acqua;
il cittadino compra acqua;
l’autobotte porta acqua;
tutti sono contenti.
O quasi.
Nel frattempo, nelle case dominicane si sviluppano tecniche avanzate di sopravvivenza:
secchi ovunque;
cisterne sempre piene;
pompe di riserva;
taniche strategiche;
e una costante consultazione del vicino per sapere se da lui l’acqua è arrivata.
Perché nella Repubblica Dominicana l’acqua non si apre.
Si aspetta.
Gli esperti continuano a parlare di investimenti, manutenzione, perdite nella rete e crescita urbana.
Ma il cittadino medio ha una teoria molto più semplice:
"Se il camion arriva prima dell’acquedotto, forse l’acquedotto sta arrivando... in camion."
E così, mentre il rubinetto continua a meditare in silenzio, migliaia di famiglie attendono l’arrivo dell’autobotte con l’entusiasmo che altrove si riserva ai Re Magi.
Perché in questo Paese l’acqua è un bene essenziale.
Ma soprattutto è un servizio a domicilio.
Ahorita.



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